Il bene pensato

Quando si entra nel regno delle possibilità e dunque quando ci troviamo liberi di agire, liberi di stendere la mano verso l’acqua o verso il fuoco bisogna iniziare a pensare il bene. Molto spesso il bene, conosciuto nella luce della verità della parola di Dio, chiede alla nostra intelligenza di ricevere una forma adatta di attuazione, cerca un modo di esistenza. 

Dio chiede certamente di amare, servire, perdonare, fare il bene, ma come amare, chi servire, come perdonare, in che modo fare il bene secondo le proprie capacità personali, ce lo dice la nostra intelligenza illuminata dalla grazia. Chi prega infatti diviene sapiente (Sap. 7,7), cioè capace di porre atti intelligenti in armonia alla fede creduta.

C’è dunque nel bene anche un’attività dell’intelligenza. Il bene si pensa, si chiede a Dio, si cerca, ed infine… si rimane in attesa … attiva.

A guardare bene la cosa da vicino, la nostra povertà non è mai nel dono di Dio ma si nasconde nella grande crisi di pensiero credente. Assenza di studio, mancanza di riflessione prolungata sulle cose del cielo e degli uomini, isolamento concettuale, rifiuto di dialogo e contraddittorio, stagnazione del sapere, non aggiornamento, chiusura della vita nell’attimo fuggente, tutto ciò fa decadere il mistero cristiano della vita in una pratica sterile, in una ripetitività di gesti che stancano il cuore e inacidiscono la mente.

Il bene si pensa, si chiede, si attende. C’è qualcosa che dipende da noi.

Perché alla fine della nostra vita, come le vergine sagge del Vangelo (Mt 25,1-13), la lampada della nostra fede dovrà essere piena dell’olio delle opere buone che abbiamo pensato e fatto per Gesù.интернет маг электроникиfbconsultноутбукцены ssdзаказать рерайткак добавить свой сайт в googleотзовиктрансформери мультиккупить справки в москве

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