L’umiltà del pensare, l’arte del non giudicare, scrivere un libro



Ho sempre diffidato dei pensieri onnicomprensivi e definitori che pretendono di aver raggiunto la conoscenza ultima e definitiva sulle persone. Questo tipo di pensiero appartiene solo a Dio, l’Onnisciente, il vero conoscitore di ogni cuore. Il pensare umano invece è essenzialmente ritardo, limite, parzialità.

La Scrittura afferma a proposito: “Un bàratro è l’uomo e il suo cuore un abisso” (Sal 64,7). L’abisso è infatti per definizione inconoscibile.

Ora, il vangelo dichiara: “non giudicate!”, poiché nel giudizio degli uomini si fa presente un possesso conoscitivo dei cuori che è possibile solo a Dio, Giusto Giudice. Noi infatti possiamo confrontare solo ciò che appare in contraddizione con la Verità, possiamo constatare se ciò che vediamo, le opere, i frutti di un albero sono o non sono buoni. Possiamo cioè dire questo atto non è buono perché contro il Vangelo, o dire è buono, perché la parola di Cristo lo prescrive, ma l’albero stesso, il cuore dell’uomo non ricade in tale analisi, quel luogo è proprietà di Dio, è abisso invisibile abitabile solo dallo Spirito Santo.

A guardare ancora più da vicino il problema del giudizio, penso che giudicare un cuore significa tentare di penetrare con le mie pretese dentro uno spazio invisibile che è prerogativa solamente di Dio. Con quell’atto spesso si blocca ogni possibile cambiamento, crescita, conversione di uni cuore.

Così i nostri pensieri davanti al mistero degli uomini e soprattutto davanti all’agire di Dio nella storia, devono fermarsi, perché chiamati a diventare umili, non prevaricanti, attenti, grandemente pazienti. Il cuore dell’uomo ha diritto di non essere giudicato da un altro uomo ma solo dal suo Signore, tutta la sua vita in questa attesa può procedere camminando con semplicità, cercando purificazione interiore e conversione completa.

La Scrittura però conosce due giudizi di Dio: uno attuale, attraverso il quale Egli giudica oggi ogni cuore e tale giudizio in qualche modo ci viene svelato attraverso una Parola abitata dallo Spirito santo; l’altro e finale cioè definitivo ed eterno. Il libro dell’Apocalisse insegna come ogni azione nostra è sempre scritta in un libro che verrà aperto alla fine della nostra vita davanti a noi e davanti al Giudice. Noi seguiremo la sorte che abbiamo scritta con le nostre azioni su quel libro (Ap 20,11).

l’esistenza nel tempo diviene così scrittura di un libro. In fondo siamo tutti scrittori, ma non giudicare è arte che richiede grande unità, saggezza e santità.

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